Maieron - Recensioni - La neve di Anna

Recensioni - La neve di Anna

Luigi Maieron: "La neve di Anna" In cerca di Garcia Marquez sulla neve della Carnia

Di Giorgio Maimone

“Le lacrime scesero presto a raccontare alla neve quello che non avrebbe potuto spiegare a parole. Raccontavano il suo dolore infinito, lo smarrimento per essere rimasta sola. Raccontavano di loro due, ormai tanto divisi; di un’emigrazione che aveva fatto a brandelli il loro amore. La neve ascoltava e le suggeriva di dormire”. Fosse tutto a questo livello dovremmo gridare al miracolo, alla nascita del nuovo grande scrittore. Non è tutto così, ma c’è ancora tanto da scoprire. “Non sapevo spiegare perché soffrivo, ma spiegavo la sofferenza. Prima di nascere un bambino percepisce traumi e carezze e la sua formazione avanza in un misterioso equilibrio di amore e paura. Avevo una miriade di tic nella giovinezza e facevo lunghe “discussioni” con il mio carattere per farlo ragionare e desistere dal suo smisurato bisogno di spazio, dalla sua incapacità a stare fermo. Spiegavo un’anima strappata”.

Ecco i vincitori di "Leggimontagna". Con "La neve di Anna" si impone il carnico Luigi Maieron

di Luciano Santin

Da "IL MESSAGGERO VENETO" del 19 aprile 2005

La neve di Anna, vincitore per la narrativa, è opera di un carnico, sbaglierebbe però chi pensasse ad una valutazione pilotata per l’enfant du pays (semmai c’è stato il timore di indurre sospetti di provincialismo sciovinista). Per questa testimonianza vera e liberatoria, con consapevoli marezzature antropologiche, il presidente della giuria (…) ha insistito sul riferimento a un mostro sacro dello scrivere di montagna qual è Ferdinand Ramuz. (…) Questi i giudizi espressi dalle giurie, in relazione alle categorie di Leggimontagna. Narrativa. Primo premio a La neve di Anna di Luigi Maieron (Biblioteca dell’immagine): "Vicenda di autobiografismo nitido, preciso e sincero sono alla spietatezza. Gli elementi di una formazione e di una storia umana sono sbalzati a volte con vivido gusto impressionistico, a volte con tratteggio leggero e accorto, che lasciano comunque spazio anche ad elementi di profonda riflessione e a squarci lirici, rinviando a Ramuz. In filigrana è restituito il rapido evolversi generazionale dell’ambiente carnico".