Luigi Maieron di questo viaggio ne è la mappa vivente, il portatore sano, il custode fedele e naturale. E' proprio lui l'uomo del ritorno alle cose primordiali , quelle che non possono rimanere per troppo tempo nella soffitta del tuo ricordo senza farla crollare prima o poi, quelle che si sono fissate a tal punto nella colonna vertebrale del tuo percorso artistico ed umano, da non potere essere accantonate o estratte in nessuna maniera. Il ritorno a cantare come non si canta più, con la chitarra tenuta come in un abbraccio smodato e la voce accostata al tuo orecchio.Il ritorno a sonorità radicali e senza paure, suoni che non hanno vergogna di sottrarsi a vicenda e di arricchire le storie cantate con la loro presenza selvatica e solitaria.
Raramente ho incontrato persone che dopo una lunga carriera attraverso i suoni e le cose da dire, hanno mantenuto quella determinazione, quella gentilezza nei confronti dell'arte stessa e quell'entusiasmo da fanciulli attempati. Questo è Luigi e non me lo sono inventato io. Esiste per quello che è senza cercare di essere qualcos'altro e grazie ad un autore come lui, adesso possiamo specchiarci ed emozionarci davanti ad un grande disco: Vino tabacco e cielo.
Posso dire di averlo visto nascere, questo suo ultimo lavoro, a partire dai primi bocconi nei camerini di qualche teatro, di averne ascoltato dei brani nei vari festival dove Maieron è stato invitato come ospite dal sottoscritto, ma non è certo per questo motivo che mi vedete qui sul ponte a sventolare entusiasmo. siamo di fronte a qualcosa di finalmente libero e ricco, di quella ricchezza fatta di terre e di rocce, che non hanno mai smesso di contenere tutti quei passi e tutti quegli spettri che Luigi è andato ad estrarre per noi.
Probabilmente ho avuto il privilegio di ascoltare la bozza ormai finita del disco proprio mentre attraversavo strade e montagne del Friuli, passando davanti al Vajont e a quegli agglomerati di case che sono proprio il fondale della sua bellissima I Fantasmi di Pietra e una canzone universalmente emotiva come Vino tabacco e cielo, guardando quei fiumi e quelle creste di montagna lungo i quali lui camminava dietro, davanti o accanto a questo personaggio così importante per lui ancora oggi. E' ovvio che un primo ascolto dentro a simili scenari, ti cuce addosso brividi e giacche in pelle d'oca, ma anche se lo si ascolterà a centinaia di chilometri da dove è stato concepito, l'incantesimo e l'abbraccio di quello che il disco contiene, non verrà in alcun modo dimezzato, perché il potere più forte di questi brani è quello di essere inesorabilmente evocativi. Credibili. Solidi sulla loro strada e conficcati nella loro terra, una terra che dopo esserci lasciati attraversare dalle storie di Luigi Maieron, tutti quanti avremo molta più voglia di andare a vedere.
le sonorità di Vino Tabacco e Cielo, sono un dono, venuto dall'alchimia e dalla fermentazione, dalla mancanza di pruriti o di pressapochismi. Non fai in tempo a metterti a ballare che ti ritrovi con gli occhi lucidi e una perla commossa in gola, non finisci di asciugarti gli occhi che sei di nuovo in viaggio dentro altri luoghi e dentro altri occhi. Non credo che questo disco sia da ascoltare e basta, bisognerebbe avere il coraggio di berlo, come il vino, di fumarlo come il tabacco e di fischiettarlo guardando il cielo.
Che dire... grazie Luigi, di essere tornato dove volevi tornare e di averci fatto salire a bordo della tua altalena.
13/06/2011
