|
Note in margine a Luigi Maieron, La neve di Anna, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone 2004.
Prof. Luigi Gregoris, Università degli Studi di Udine
Scarica il saggio in formato PDF i-ricordi-con-le-rughe 100.70 Kb
A distanza di pochi mesi sono apparse le autobiografie di due figure significative della canzone d'autore italiana; per la maggiore casa editrice nazionale (1) Francesco Guccini pubblicava la terza parte di una saga iniziata con Feltrinelli (2), Cittanòva Blues, sulla Bologna degli anni '60 e '70 (ottobre 2003); un piccolo ma sagace editore di provincia, Giovanni Santarossa, sollecitava invece Luigi Maieron a dare alla luce il suo La neve di Anna (marzo 2004) (3), che si sofferma sullo stesso periodo (ed oltre) in Carnia. Le analogie, tuttavia, finiscono qui: si vedano ad esempio i due incipit: E ancora una volta, come in un'infinita Rail Road Stéscion, si cambia, ma non per Carpi-Suzara Mantova, non solo appartamento o quartiere, non quadrante o sestiere, non da via Pistolazzi a via Fracazzo da Velletri, non da qui a lì. Cambi tutto. Todo. Definitivamente. Cambi cità. Es la Despedida (4).
Così, invece, Maieron:
Ci sono ricordi che non scelgono la memoria per ritornare. Sono sempre presenti come una seconda pelle, con qualche ruga da subito. Non è solo il vissuto o il segno del tempo ma è la vita, che lascia le sue tracce senza dare spiegazioni. Mia madre aveva sedici anni quando rimase incinta. Era stato un uomo più grande di lei ad amarla. Per i miei nonni la vita aveva preso le sembianze di una delle streghe che si incontravano sul Tenchia, il monte del nostro paese Cercivento, e il suo ballo li spaventava (5).
|