Con il cielo e le selve al Mittelfest

IL GAZZETTINO, 29 luglio 2008, di Angela Felice

Sono amici Gigi Maieron e Pino Petruzzelli: cantautore di popolo e del cuore, l'uno; attore-angelo dal viso tragico, l'altro. E si capisce: ne cementa il sodalizio un comune amore per il silenzio, la lentezza del tempo, la parola sincera.

Atmosfere che ritrovano nelle pagine di Mario Rigoni Stern, nei suoi "Uomini, boschi e api", e che ora, per Mittelfest, riversano nel recital "Con il cielo e le selve", scena antispettacolare di spartana pulizia, che li vede immobili ai lati del palco: Pino a raccontare storie di uomini e alberi con semplicità gentile, che sa celare un prodigioso sforzo di memoria; Gigi (con il mandolino di Franco Giordani, accoccolato a terra), a fargli eco discreta con suoni e parole ispirate da antica saggezza.

Non serve altro, qui, per far volare la fantasia del foltissimo pubblico dentro l'incantesimo fiabesco di boschi, fruscii di rami, frulli di pennuti, profumi di resina. Ed ecco anche un Bamby neonato, salvato sotto la pioggia battente dai boscaioli, anche se poi, una volta adulto, destinato alla caccia; o un leprotto ferito da un'auto in corsa e caparbio a farcela e a sopravvivere. Ma non è passeggiata indolore. Parola dopo parola, ci si inoltra sempre più in una natura morente, o in via di sparizione, deturpata dall'invasione della modernità, che ne manda in pezzi millenari equilibri e la ripulisce in parco pettinato per la gioia del turismo distratto. Il viaggio si chiude perciò sotto il segno nero della morte, che si porta via l'emigrante, rientrato dagli States in paese, per risentire voci amiche e per trovare invece l'ultimo congedo.

Come a dire, infine, che si è camminato davvero, ma dentro un bosco avviato a diventare fantasma, mito