Parole e musica per l'Afghanistan

Ristori gremito: sul palco Mauro Corona, Toni Capuozzo e Luigi Maieron

IL MESSAGGERO VENETO, 12 novembre 2008, di Lucia Aviani

Tre uomini di parola: la parola tagliente e disincantata di Mauro Corona - "Le guerre non finiranno mai se non con la morte del pianeta, inutile illudersi", quella di Toni Capuozzo, votata al racconto e all'analisi dei fatti, la parola di Luigi Maieron, poesia in musica che canta i chiaroscuri delle vicende e dei sentimaneti umani.

Tutto esaurito al teatro Ristori di Cividale, lunedì sera per lo spettacolo di punta del progetto "Un ponte per Herat" (...): un evento sperimentale, affidato all'improvvisazione e strutturatosi, quindi, come una chiaccherata a tre, intervallata dai ritmi del cantautore friulano (...). Essenziale ma ben studiata la scenografia: Corona seduto ad un tavolo, gomiti poggiati tra un paio di bottiglie di vino, Capuozzo itinerante, il cantautore al centro del palco, circondato dai bravi musicisti del suo gruppo (...). "IL mio legame con l'aAfghanistan è come quello con un figlio sfortunato", esordisce Capuozzo (...). Quindi Corona: "E' un utopia, lo so: ma quando uno stato si mette a fare guerra a un altro dovrebbe prima pensare ai bambini, almeno a loro. Metterli in salvo" (...). La riflessione prosegue in musica, con il primo brano proposto da Maieron: "E' la storia di un uomo - spiega il cantante - trasferitosi dal borgo natalein una grande città: prima aveva poco, ora ha tutto, ma ogni volta che ripassa davanti sl suo paesino sente la morsa della nostalgia".