Caro Michele.... Intervista a Michele Gazich

BUSCADERO n. 294 – ottobre 2007, di Guido Giazzi

Questa intervista è stata raccolta in maniera molto variegata perché alcune domande sono state poste durante la presentazione dell’album di Luigi Maieron la cui recensione la trovate su questo numero del Buscadero.

La presentazione ‘è stata molto intima ovvero, ed io ne sono molto onorato, è stata fatta solo per me. Il tutto si è svolto in un locale anzi in una trattoria bresciana specializzata in piatti sobri tipici della cucina di quella zona – casonsei, carne e polenta ed altro che non sto a dire – e poi tra il dessert, il caffè e la grappa ho avuto modo di ascoltare le nuove canzoni di Maieron, lì in trattoria. E così Gigi e il bravo Franco Giordani alle chitarre e Michele al violino mi hanno proposto alcune canzoni. Dovevano suonarne solo due ma l’atmosfera era quella giusta, grazie anche al vino offerto da una altro amico commensale – Giuseppe Moretti detto Pinin – e allora la proposta delle canzoni è aumentata. Dalla finestra della trattoria il sole estivo irradiava una splendida luce e alcuni frequentatori del locale ogni tanto gettavano uno sguardo all'interno della sala dove due chitarristi ci davano dentro mente il vionista sognatore, con occhi chiusi come si addice ad un virtuoso, creava splendide melodie. L’ascolto dell’album è poi proseguito a casa di Michele davanti a molti poster di Dylan e una ricca collezione di libri (…).

Ti è servita l’esperienza americana nel produrre il nuovo album di Maieron?

Certamente si. Ho chiesto a Ben Vaughn, il produttore di Mark Olson, di essere presente a tutte le fasi della produzione artistica dell’album: dal posizionamento dei microfoni al missaggio. Ho fatto tesoro di tutto ciò e non vedevo l'ora di lavorare ad una mia produzione per mettere in pratica il tutto. Basta sentire, credo, come suonano le chitarre e la voce sull’album di maieron: penso, credo, che sia molto evidente la diversità dalle consuete produzioni italiane.

Ci vuoi raccontare qualcosa della produzione gastro-musical-amichevole di Une primavere?

La lavorazione, sempre assistita da vini friulani, si è aperta con un lungo lavoro di Maieron e mio sulla selezione e sulla stesura delle canzoni. Maieron è arrivato a comporre 25 canzoni, da queste ne abbiamo selezionate 10, in base a due tematiche principali, su cui si basa il nuovo album intitolate "Une primavere". Fatta questa selezione, abbiamo lavorato sulla stesura, cioè, ad esempio: posizionamento dei ritornelli, del riff musicale che caratterizza ogni canzone, outro, intro, eccetera. Compiuto questo lavoro, Maieron ed io, abbiamo registrato in studio una versione dell’album chitarra e voce, che a livello embrionale, conteneva anche bozze di arrangiamento. Questa versione è stata data, poi, ai musicisti che sono intervenuti alle sessions di registrazione. E’ una produzione più ricca, ma mai eccessiva, che ci ha portati a fare un disco più accogliente e aperto del precedente Si Vif.

E’ vero che il batterista Ellade Bandini è venuto a registrare le canzoni di Maieron perché gli erano piaciute particolarmente?

Verissimo, e continuano a piacergli. Ellade interverrà con noi anche in alcune date promozionali quest’autunno. Per la presenza di Bandini sono molto grato a Giorgio Cordini. Ellade è stato coinvolto grazie all’intervento di Cordini, grande chitarrista e mio grande amico. Ellade Bandini, ma i buscaderiani lo sanno bene, ha lavorato per anni nella band di De Andrè e fa parte della storica band che segue da anni Francesco Guccini. Giorgio, che ha suonato il bouzouki, chitarre varie e il mandolino nell’album di Maieron, mi ha messo in contatto con Ellade e l’intesa è stata immediata. Approfitto dello spazio concessomi dal Buscadero per ricordare gli altri musicisti e musicanti che hanno collaborato in quest’album: Franco Giordani (mandolino e chitarra), Paolo Manfrin (contrabbasso), Luca Ferro (la fisarmonica di Si Vif), Johnny Dario (boscaiolo, cantante e suonatore di bodhran), Elena Ambrogio (ai flauti). Io ovviamente ho suonato i miei soliti violini e viole, mentre Maieron, oltre a cantare e suonare le chitarre, rispolverando un’antica passione, ha suonato qua e là anche il basso elettrico. (…)

Grazie Michele (…). Noi continuiamo a seguire con attenzione e passione il tuo lavoro.