Gigi Maieron e Mauro Corona in duetto tra musica e parole

 

IL MESSAGGERO VENETO del 31 gennaio 2007, di Manuela Battistutta

 “Sono reduce dal premio Nonino e, a uno, che viene dal premio Nonino ed è ancora capace di intendere e volere, gli dovete affetto”.

Inizia così una serata di parole e musica con Mauro Corona e Luigi Maieron, a Corno di Rosazzo, in un palazzetto dello sport gremito, con gente di tutte le età che non smette di arrivare e che quando i posti a sedere terminano, rimane in piedi per più di due ore in silenzio ad ascoltare. E il personaggio Corona cattura fin da subito per la sua spontaneità dissacrante, per un’immediata simpatia ed empatia con il pubblico, per un carisma che nasce da quel modo diretto e passionale di intrecciare la vita, la quotidianità e la letteratura. Scrittori, poeti, filosofi parlano attraverso quel cespuglio di capelli a barba su cui, come lui stesso dice,  “si è posata la cenere del tempo”. Parla a ruota libera Corona, lui “uomo di parola”: “Non sono un uomo di parola: è un miracolo che  sia qui” e la serata, voluta dal Circolo culturale di Corno, scorre come il vino che continuamente beve, tra la dolcezza dei testi e delle musiche del cantautore e dello scrittore Luigi Maieron e dei suoi musicisti Daniele Masarotti e Franco Giordani.  

Corona parla mescolando il suo pensiero a quello di Borges “Leggere e scrivere sono il risultato di due solitudini, mentre il suono è percuotimento, non è più solitudine”. Maieron segue il filo rosso di Corona :“Un libro è una bottiglia di vino, la musica è un distillato”. Entrambi, sembrano dire, con semplicità, nascono da un dolore, da una fatica del vivere, che per Maieron ha coinciso con la sofferenza nel vedere la figlia in gravi condizioni in seguito ad un incidente stradale. Ora si sta riprendendo e con lei il padre, la cui musica è velata da una malinconia, ma è come le parole di Corona, arriva dritta dove deve arrivare ed è una scoperta per molti.

Si parla di figli cresciuti e bambini, di madri, di mogli, e la quotidianità entra bruscamente: “Ho tre figli all’università - dice Corona - ho dovuto andare da Mike Bongiorno e partecipare ad una sua trasmissione per guadagnarmi una retta dell’università”. “Ho dovuto fare il mito della montagna con Messner”. E subito la notizia in anteprima: “Mi hanno proposto l’isola del tesoro” dice il pirata Corona parlando dell’”Isola dei famosi”. “Ma se io ho fame, mangio” e non si riferiva certo ai pesci surgelati gettati nei mari delle isole televisive. Invita il pubblico a dare risposte e non a fare domande, provoca, insulta, accarezza, ma il pubblico è quasi intimorito e troppo riverente per Corona.

La donna ritorna continuamente nelle parole e nella musica di entrambi: la moglie di Corona devota per trent’anni, la moglie della “La neve di Anna” (libro e canzone di Maieron) che insegue l’amore fino alla disillusione. Poi la necessità del ricordo, di un tempo fermato per vivere: “Ho incontrato al premio Nonino, Snaidero, un mio compagno di superiori, e ho visto l’uomo di oggi, un assemblaggio di orari”. E ancora il Friuli, i suoi luoghi e la sua gente da sostenere: “Aprirei un‘osteria ad Erto e investirei sul mio paese dandolo agli studenti con una facoltà universitaria”. “Se fossi in voi crederei in  Maieron e nella sua musica come i napoletani hanno fatto con Gigi D’Alessio”.

Impossibile distrarsi anche fra le pause del bicchiere di vino e i sorrisi per quell’ironia semplice da prendere o lasciare. Corona scolpisce il legno ma anche l’animo con le parole, parole essenziali come è essenziale la sua ricerca, la ricerca di togliere il superfluo, lo scarto, attraverso una fatica positiva per ritrovare la necessità di un’emozione per volta. Alla fine il vino bevuto è diventato inchiostro con cui riempire e scrivere altri libri ancora. Inchiostro indelebile grazie alla musica di Maieron.