Note e parole, cercando le radici della memoria

IL GAZZETTINO, 20 Agosto 2007, di Roberto Vicenzotto

Nella lotta all'oblio, con la precarietà dei propri giorni si incontrano due uomini di parola come Gigi Maieron e Mauro Corona.

Non è la prima volta che si propongono assieme e, con la sponsorizzazione della Mondadori, anche nelle prossime stagioni gireranno l'Italia lanciando citazioni (a iosa con Corona) e suonando ballate in acustico (poemi di Maieron ). A Piancavallo riempiono piazzale Della Puppa e per un paio d'ore tengono incollati gli uditori partendo dalla memoria. "Che non è - ci tiene a precisare Corona - solo dire come si stava meglio una volta". È il perpetuarsi di qualcosa di naturale, che ai nostri tempi però non trova radici. Poche colpe sui giovani, quando invece sono gli adulti incapaci di sensibilizzare i loro nervi su quel che fa star veramente bene. "I figli che ci troviamo sono quello che è accaduto loro nella crescita" afferma l'ertano. Per citare il "Si vif" del cantautore carnico "non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi / si vive comunque, ma costa un po' di più". Lo scultore lancia i tempi, affabula, chiama spesso in causa Macedonio, maestro di Borges, quasi a sembrar di rimpiangere chi poteva affermare "gli assenti erano così numerosi che se solo uno non fosse venuto, non sarebbe riuscito a entrare". A Maieron straccia il foglio con i titoli dei brani da eseguire, così che possa se possibile esserci più improvvisazione. Chitarra in braccio si raccolgono le idee, Paolo Manfrin a contrabbasso e Franco Giordani al mandolino ci mettono sostanza nella ritmica e nell'armonia accompagnando. Artigiani di montagna, nel parlato come nel cantato, fondono concetti comuni, estetiche e pudore diversi. Suoni non lisciati, ragionamenti resi popolari dalla verve ma non riempiti di banalità. Da Comeglians come da Cercivento arrivano le storie in musica. L'ultima è quella di Anna sotto la neve, sposata con un boscaiolo che non tornò dall'Austria ammantato in altro amore. Passo Sant'Osvaldo fa il paio con quello di Monte Croce Carnico, la voce di Maieron descrive la vita per quello che è, senza magre consolazioni. Eppure le sue "peraule buine" (parole buone) trasudano tranquillità senza sovrastrutture di fantomatico impatto. Poi la vita ognuno se la gode come vuole, così come in Carnia tutti impastano i "cjarsons" come meglio credono. "La vita - ammonisce però Corona - dovrebbe essere come scolpire, togliere cioè". La rincorsa ad avere di più poteva essere una trasmissione con Mike Bongiorno e Alberto Tomba (ipotesi naufragata), oppure potrà divenire un'iniziativa per Sanremo 2008 ("vi farò una sorpresa, ma non ve lo dico"). I proverbi li agganciano, non solo come insegnamento desunto dall'esperienza, ma pure come rimbrotto, se non ingiuria. L'uno canta "Mago tiraca" che dai dolori di una gamba persa lontano prevede il meteo fra le burle dei compaesani, l'altro sussurra "finirò come lui", meritandosi un refrain da corsaro nero.