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Martedì, 02 Aprile 2013 17:26
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di Nicola Cossar
Il Messaggero veneto - 29 Dicembre 2000

Sulla giostra della vita si sta bene: sicurezze materiali, riferimenti saldi, un guscio protettivo che tiene lontani i dubbi dell'esistenza con la formidabile arma del consumo e dell'effimero spesso assurto a valore. Ti senti al sicuro. Eppure un bel giorno ti svegli e ti accorgi che la velocità è cambiata, che ti manca qualcosa; cominci ad aver paura, a sentirti fragile, dedtinato ad una fine inevitabile come ogni essere vivente. Insomma, ti guardi allo specchio e ti vedi come sei realmente. Prima o dopo, capita.

Con questo spirito, Gigi Maieron, il poeta di Cercivento affronta una nuova avventura-sfida: uno spettacolo di musica e parola che supera la forma canzone per proporci un "gioco" che fa incontrare materialità e spiritualità, un viaggio vagabondo con e nell'uomo per capire cos'è realtà e che cos'è rappresentazione cos'è il finito e cos'è l'infinito.

Il troi e la ruvis (il sentiero e la frana, anche se sarebbe più esatto dire il terreno franoso) è il titolo dello spettacolo che debutterà - in una specie di numero zero - il 3 gennaio [...]. Con Gigi Maieron (voce e chitarra) ci saranno Massimo Somaglino (narratore), Claudia Grimaz (canto), Maurizio Magrelli (batteria), Renato Strukelj (tastiere) e Luciano Marangone (basso) [...]. "E' un percorso non pesante - spiega il cantautore - tra canzoni del mio repertorio (diverse sono nuove) e monologhi che ho scritto io stesso: al centro c'è l'uomo nei suoi momenti belli ed in quelli difficili, con i suoi bisogni i suoi successi e le sue cadute. Questo uomo di fine millennio (e non solo) vive in un mondo protetto, cucitogli su misura da una società costruita su valori d'argilla che ti avvolgono con una cortina protettiva straordinaria. Eppure, è strano: le sicurezze che ti offre non ti permettono di vedere se e cosa c'è fuori. Invece è proprio qui nel fuori che comincia il viaggio. Un bel giorno, infatti, per l'uopmo arriva il momento del risveglio (senza scomodare il buddismo!): si accorge che quel pensiero rassicurante che tutto permea non c'è più se n'è andato, perduto. E lui (noi) trema, ha paura, dubita. Allora, cosa fa? Decide di diventare lui stesso pensiero ed entrare dentro di sè a cercare quel qualcosa che inspiegabilmente gli mancava. Tornerà? E come tornerà? Con che cosa? Il lieto fine non è assicurato, è personale per ogni spettatore, ma sono certo che ognuno di noi vi troverà molte sorprese".
Questo percorso della mente e dello spirito non ha tinte forti, non racchiude niente di angosciante nè di paradigmatico, non dà chiavi di lettura nè soluzioni: puoi farlo o no, però sai che esperienza compiere un viaggio come questo? "Io non voglio insegnare niente - commenta Maieron - non mando messaggi: racconto l'esigenza che tutti avvertiamo, prima o poi, di metterci in discussione, di capire la nostra strada, la direzione, portandoci nella bisaccia quel che ci serve dal passato: un passato non imbalsamato e sempre vivificante. In questo senso, il troi e la ruvis è un percorso attraverso il dolore degli altri, che ti permette di perceprie le vibrazioni più recondite dell'anima dei tuoi simili: prima o poi sarà anche la tua".
Per questo spettacolo l'artista carnico ha scelto il friulano e l'italiano come mezzi espressivi, in un continuum indovinato e funzionale. "Inutile negare - aggiunge - che il friulano è lingua pratica, che mal si presta a filosofie e ad escursioni esistenzialiste. Eppure, qui si possono affrontare (secondo me, bene) discorsi più profondi e più alti della quotidianità spicciola. In questo senso il troi e la ruvis rappresenta una piccola sfida per la nostra lingua così bisognosa di confrontarsi e di rinnovarsi senza perdersi. Per fare ciò non servono toni esasperati: non serve urlare, basta far silenzio ed ascoltare gli altri. Ecco, questopuò essere il messaggio: abbiamo bisogno di tacere per sentire, di dubitare e aver paura per crescere e varcare la soglia del domani senza perderci, nè fra gli altri nè dentro di noi".
Tema non facile, ma - assicurano l'autore e il regista Somaglino - libero da stereotipi filosofici e dalla grevità del linguaggio. Così, lo spettacolo vola leggero tra parole e musica, specchio e racconto, luogo dell'esplorazione più importante, ineludibile per tutti: l'universo dentro l'uomo e il suo destino. Un racconto riflessione che vi affascinerà e ci regalerà un'altra sorprendente stagione di Gigi Maieron grande poeta musicista di carnia.

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