Le montagne mi proteggono e mi danno energia.

Intervista a Luigi Maieron, cantautore carnico.

 

FOLK BULLETIN, anno XX – n. 239 - febbraio 2008, di Claudio M. Ravasi

 

L’ambiente aspro ti riporta continuamente alla sostanza, perché volte il senso della sottrazione ti dà molto più di quello dell’abbondanza.

Poche settimane fa è uscito il terzo disco del poeta-cantautore friulano Gigi Maieron, "Une Primavere",un lavoro maturo dove la musica e le parole trovano quella sintonia e quella dolcezza sempre più difficili da trovarsi in un panorama cantautorale un po' decaffeinato e con pochi slanci innovativi. Ancòra una volta pescare nella tradizione risulta più interessante artisticamente e innovativo stilisticamente e quando poi entra in campo anche la poesia... è fatta.

 Ho incontrato Luigi a Milano, al Teatro dell'Elfo, dove accompagnava con i suoi musicisti le presentazione dell'ultimo libro di un altro friulano, Mauro Còrona. Còrona ha lasciato praticamente la scena a Maieron e ai suoi, così abbiamo avuto modo di ascoltare tutto il disco e di incontrare un artista con una carica vitale e un entusiasmo a dir poco rari. Serata molto coinvolgente grazie alla disponibilità di Còrona (pensate, in due ore non ha mai pronunciato il titolo del suo nuovo libro) nel far conoscere Maieron al pubblico "colto" di Milano e grazie alla passione che il quartetto ha sprigionato nell'eseguire i brani.  Dopo il concerto ho incontrato Luigi e gli abbiamo rivolto qualche domanda.  Dopo l'uscita di “Si Vif” nel 2002 come hai trascòrso il tuo tempo, oltre che comporre le belle liriche di “Une Primavere”? Dopo ‘Si Vîf’ sono successe molte cose: di alcune di queste non sono ancòra pronto a parlarne; per il resto quasi tutto il mio tempo è stato dedicato alla scrittura. In particolare ho scritto un libro che si intitola “La neve di Anna”, e messo in atto due progetti musicali tratti dai “Turcs tal Friul” di Pier Paolo Pasolini e dal “Vangelo di Marco” e, appunto “Une primavere”. La tua terra di da ancòra stimoli per continuare a scrivere ?  Sicuramente. Vivo in una frazione (Formeaso di Zuglio) di 200 abitanti, quasi un palazzo di città. Circondato dal verde e dalle montagne. Un ambiente selvaggio, essenziale, fatto di silenzio e natura. Se ricòrdo mia nonna, nonostante le difficoltà della sua esistenza e in realtà di tutta la sua generazione, non riesco a non pensare che proprio il rapporto con questo ambiente, i suoi campi, i prati e anche i suoi animali, riuscivano ad aiutarla a superare molti degli ostacoli e delle situazioni difficili che accadevano. Superava le situazioni più drammatiche con solidità e dall’ambiente circostante traeva sicuro beneficio. Ricòrdo che la sentivo parlare con la sua mucca, raccontarle i suoi fatti come se parlasse ad una amica. Credo che anche per me sia così. Forse non riuscirei a vivere in un altro posto;credo, anzi, che l’anello comunicante sia proprio dato dalla scrittura che in questo posto di isolamento, trova le condizioni ideali per maturare. Qui non ci sono distrazioni e l’ambiente aspro ti riporta continuamente alla sostanza, al senso della sottrazione che riesce a dare a volte molto più dell’abbondanza. Nei tuoi dischi e nei tuoi scritti la donna ha un ruolo importante e ne esce sempre meglio di noi uomini......vuoi bene alle donne ? Caro Claudio, mi ci è voluto un po’ di tempo ma ora ho imparato a voler bene a tutti, uomini e donne. Ho imparato che siamo così fragili che ad ognuno di noi possono capitare fatti tanto duri da farci soffrire per sempre. Siamo in balia di un senso dell’essere così lontano dalla vera sostanza della vita, apparteniamo ad un insieme sociale così caotico che siamo continuamente a rischio, privi delle difese necessarie per uscire dai pericolosi traumi che questo caos quotidiano ci riserva (pensa agli incidenti sulle strade ad esempio, agli abbandoni, alle malattie gravi ecc.). Sembriamo così forti ed in realtà siamo così a rischio. Per quanto riguarda il mondo femminile delle mie canzoni, certo hai visto giusto. Penso che l’esempio che ci viene dal mondo femminile sia determinante; alle donne è riservato il sostegno delle difficoltà, del recupero di chi sta male. In famiglia ci sono loro ad aiutarci se cadiamo. In questo insieme di individualismo che ci circonda, la donna rappresenta questo senso alto, questo esempio di altruismo che non deve passare inosservato. In questo lavoro parole e musica scòrrono in armonia e con la semplicità che solo si ritrova nei grandi dischi, quanto hanno contato i tuoi compagni di viaggio (intendo i musicisti ) in tutto questo? I compagni di viaggio di questo lavoro hanno contato tantissimo. Michele Gazich, che ha curato la produzione artistica, ha diretto la situazione con equilibrio e alto senso dell’arte. Michele è un musicista che si appassiona soprattutto ai messaggi che le canzoni trasmettono e nel predisporre gli arrangiamenti mette cura ed attenzione a non togliere un grammo ai contenuti e anzi riesce con i suoi suoni a far riverberare al massimo le parole cantate. Poi la nostra amicizia lascia qualcosa dentro ogni canzone. Giorgio Còrdini ha suonato da par suo ma con vera originalità. Si è lasciato trasportare dai brani e li ha tessuti con le sue corde in modo veramente incisivo e con un controllo esemplare. Ellade Bandini è stato grande. Invito tutti ad ascoltare l’ultimo brano che da il titolo all’album “Une primavere”. Ho chiesto ad Ellade di ‘raccontare’ con la batteria il senso del brano. Dietro ogni fatto che interrompe un cammino ci può essere una primavera, si riparte quindi ma portandoci dietro i rumori che ci sono cuciti addosso. Lui ha tracciato con il suo strumento ogni strofa inserendo i rumori, le dissonanze, ma anche il volteggiare di una stagione nuova che viene avanti. Poi l’amico di sempre Franco Giordani con il suo mandolino e la continua presenza ad ogni fase del lavoro. Hanno suonato inoltre Luca Ferro (fisarmonica), Elena Ambrogio (flauti), Johnny Dario (voce e bodhran) e Paolo Manfrin (contrabbasso). Abbiamo comunque lavorato con il principio della sottrazione, che già nella scrittura doveva avere il suo equilibrio. Niente che non servisse, niente che non si legasse. La scelta di inserire brani in italiano è stata una scelta tua o maturata con la produzione ? oppure credi che sia ora che i non friulani ascoltino le tue cose? Credo che l’importanza di una lingua sia data da quello che si riesce a dire, non che sia grande o piccola. Certo è che il friulano può presentare dei limiti in termini di numero di ascoltatori. Io e Michele volevamo arrivare all’italiano proprio per uscire dai confini che una lingua a volte impone, a condizione però di ottenere un risultato che ci appagasse senza remore. Poi ogni lingua ha la sua mentalità e le canzoni in italiano di questo disco suonano benissimo in questa lingua. Il tuo modo di porti, quasi i punta di piedi, la tua lentezza, i tuoi silenzi, cozzano un po' con quanto sta succedendo oggi nel nostro Paese, cosa ne pensa il cittadino Maieron? Credo di aver anticipato la tua domanda rispondendo in parte in precedenza. Credo che ogni forma d’arte debba tentare di restituire una visione degli aspetti trascurati o dimenticati. Rapportarsi in punta di piedi, con più lentezza, con il senso del silenzio possa sembrare un poco arcaico, ma in realtà credo che sia un modo per riappropriarci di un modo di essere certamente più naturale delle tante corse a vuoto a cui ci assoggettiamo. Inoltre, assistiamo ad un certo fallimento del mondo politico che non tiene il passo con le pretese della vita. Sembrano tanti cultori di teorie infantili anziché essere uomini che si applicano al massimo per essere d’esempio e per ottenere risultati concreti per il bene comune. Pare quasi che molti pensino quasi esclusivamente all’ immagine così che accettano continuamente di accomodarsi allegramente in qualche studio televisivo a far mostra di sé; preoccupandosi più di risultare telegenici che di aspirare realmente ad ottenere risultati concreti. Rispettiamo le consuetudini del vecchio giornalismo: progetti per il futuro? come sarà la tua primavera?  Per il futuro non lo so. Spero che le mie montagne continuino a proteggermi e mi diano l’energia necessaria per continuare a scrivere. La voglia c’è e la passione non manca.