Un trio di parola ma anche di emozione

LA STAMPA, 18 marzo 2009, di Roberto Fiori

 Sul palco ci sono tre sedie, un tavolo con tre bicchieri, un paio di bottiglie di vino rosso e lo spazio per i musicisti.

Non si alza nessun sipario e il più delle volte non si spengono neppure le luci in sala. Lo spettacolo inizia quando salta il primo tappo. "Le bottiglie sono le nostre clessidre. Quando le giriamo e non scende più niente è ora di chiudere e andarsene tutti a casa". A parlare è quella testa matta di Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore di legno capace di affrontare "in solitaria" la scalata e qualunque pensiero. Con lui c'è l'inviato speciale Toni Capuozzo (...) che gioca a punzecchiarlo e a farlo uscire di strada (...). Due passi indietro c'è il cantautore Luigi Maieron, che con il suo gruppo ogni tanto concede una tregua di note friulane al flusso ininterrotto del dialogo. Tutto questo è "Tre uomini di parola ...", spettacolo fuori dagli schemi andato in scena al eatro Colosseo, ultima tappa di un breve tour nel Nord Ovest con soste a Bra e Pont Saint Martin. (...)

Senza la rete protettiva di un copione o anche solo di una scaletta, il contatto tra protagonisti e il pubblico è diretto, improvvisato. Quando i tre salgono sul palco, nessuno sa esattamente dove andrà a finire il discorso, quando inizieranno le note o quando termineranno le parole. Una volta si cita Jorge Luis Borges, un'altra Fernando Pessoa, si parla della crisi economica, di ambiente o di identità culturale, del rapporto dell'uomo con la natura, delle proprie radici e dell'incombente progresso economico e tecnologico.

Personaggi ed echi del passato riaffiorano con uno sguardo appassionato e un po' malinconico, ma tutto è possibile quando la musica, l'arte e la parola si fondono con sincerità.

 

 

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