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Martedì, 02 Aprile 2013 20:31

Maieron porta in scena “Il Vangelo di Marco”

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di GIANPAOLO CARBONETTO
Messaggero Veneto - 05 ottobre 2006

Dopo il successo de I Turcs tal Friûl, domenica, alle 20.30, nella chiesa di Ziracco, Gigi Maieron affronterà una nuova avventura artistica partendo da un’altra storia legata alla nostra terra, quella de Il Vangelo di Marco. Ad accompagnarlo sul palco saranno Ivan Cossetti al basso melodico, Daniele Masarotti al violino, Franco Giordani al mandolino, Arianna Plazzotta all’arpa il coro feminile Le Pleiadi con le voci soliste di Ondina Altran e Manuela Marussi e un coro di voci bianche Artemìa. A commissionare il lavoro a Maieron, ancora una volta l’Associazione Gentes.


«Non capivo – dice Maieron – perché fare a me una proposta di questo tipo: sinceramente mi sembrava che dare una mia interpretazione ai Vangeli fosse luogo. Poi ho cominciato a leggere e ho apprese i legami di Marco con la nostra terra. La leggenda dice che, mandato da Pietro a evangelizzare questa terra, sia approdato in quello che oggi è Belvedere di Aquileia e che abbia scritto una parte del suo Vangelo in Friuli».
– Una leggenda...
«Sì, ma sembra vero, invece, che qui abbia trascritto di suo pugno il suo Vangelo che poi restò come reliquia ad Aquileia. E, infatti, Carlo IV, re di Boemia, fratello di Nicolò, patriarca di Aquileia, passando di qui per andare a Roma a essere incoronato imperatore, ricevette in dono dal fratelo un frammento di questo Vangelo, dal versetto 12.21 al 16.20. Il frammento è stato conservato per qualche anno a Praga, poi è tornato ad Aquileia e infine Venezia se ne è appropriato per porlo vicino al corpo di San Marco. Poi è andato distrutto, ma ne aveva parlato anche Paolo Diacono nell’VIII secolo dando una certa attendibilità alla cosa. Su queste basi ho creduto di poterlo affrontare con la medesima impostazione dei Turcs, ma cambiando le linee melodiche».
– Quindi con recitazione e canto?
«Proprio così. Il Vangelo di Marco è recitato in una nuova traduzione fatta da me».
– Perché solo voci femminili?
«L’idea è quella di avere sul palco il simbolo delle donne, di coloro che riescono ad accudire chi soffre e a dare un segno di alta civiltà nel loro modo di essere, nella loro praticità, nella loro maturità che molto spesso è superiore a quella dei maschietti».
– Qual è il tuo rapporto con i Vangeli?
«Oggi viviamo con molti falsi ideali. Personalmente vivo alcune fasi della mia vita in una specie di contenzioso con Dio, ma sento il Vangelo come fondamentale per l’umanità se questa è capace di non essere distratta. Sui Vangeli, per esempio, il lavoro fatto da De André con La Buona Novella è stato uno dei più importanti che siano stati mai scritti. È una parola che deve essere ascoltata e che deve far ragionare».

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