È tornato Mauro Corona, ed è tornato con un libro scritto a quattro mani con l’amico Luigi Maieron, cantautore e poeta friulano. Non è un romanzo, questo libro, ma racconta storie: storie vissute, sentite e lette, storie antiche e recenti, di Mauro, di Luigi, di un mondo a tratti uguale e a tratti diverso da quello di oggi, un mondo che, in ogni caso, ha ancora molto da insegnarci. In “Quasi niente” (Chiarelettere), come ci ha detto durante l’intervista, i due autori si sono “tirati giù i pantaloni”, raccontando le paure, le vette e le cadute di due uomini che una sera si sono seduti a tavola con un bottiglione di vino e hanno cominciato a parlare.

C'è attesa per il libro scritto a quattro mani da Mauro Corona e Luigi Maieron, quasi niente, che sarà presentato ufficialmente sabato sera all'auditorium Candoni di Tolmezzo e sarà in libreria per i tipi di Chiarelettere nei prossimi giorni. Un libro di confidenze tra amici, di riflessioni e pensieri giocato sul filo dei ricordi, delle storie di persone semplici ma uniche, che dalle montagne del Friuli, dai piccoli paesi della Carnia "dove non nevica firmato e ci si può chiamare da una costa all'altra....
di Mario Brandolin - Messaggero Veneto del 16 marzo 2017

Esiste una via alternitva e fattibile a questi tempi dominati dalla frenesia, dalla spasmodica ricerca del successo? Sono queste le domande, forse retoriche, ma attualissime, cui cercano una risposta Mauro Corona e Luigi Maieron in Quasi niente, dal 16 marzo in libreria per Chiarelettere. Un composito duo montano - Corona è di Erto (Pordenone) Maierona di Cercivento (Udine) - che convoca accanto a se il lettore...

Muaro Corona e Luigi Maieron, figli entrambi della Valcellina il primo e della Carnia il secondo si incontrano nelle pagine di "Quasi niente" in uscita il 16 marzo per Chiarelettere.
"Un libro nato da un'amicizia e dalla voglia di condividere qualcosa di noi - dice Corona davanti ad un registratore e qualche bottiglia di vino".

IL MESSAGGERO VENETO del 19 aprile 2005, di Luciano Santin

La neve di Anna, vincitore per la narrativa, è opera di un carnico, sbaglierebbe però chi pensasse ad una valutazione pilotata per l’enfant du pays (semmai c’è stato il timore di indurre sospetti di provincialismo sciovinista).