Luigi Maieron

Vino tabacco e cielo
Le cose attorno a noi non dicono tutto.
Fruga, trova il suono e ascolta.
Il suono parla prima delle parole.
Non temere ascolta.
Sali il pendio e riassumi.
Lascia ciò che non ti serve,
insegui il tuo suono tra le foglie ed i clacson.
E’ il gioco dei passi
tra lo specchietto e il domani,
fasci di nuvole tra vino e cielo.
Anche i colpi diventano suono
e il tuo canto cresce.
L.M.
Tradizione carnica che consiste nel lancio "das cidulas", rotelle in legno ricavate dal sezionamento di un tronco di abete giovane: rotelle che vengono arroventate sul fuoco e lanciate da una postazione ben visibile del bosco. Il lancio è preceduto da una litania che indica i nomi delle nuove coppie di una comunità. Una ragazza aspetta inutilmente di sentire il proprio nome. Tornando a casa si domanda: "ma io non piaccio a nessuno?" Forse è troppo presto, forse la sua "cidule" sarebbe arrivata l'anno dopo.
Cramars, venditori ambulanti di Carnia. Dal 1200 al 1800 arrivavano a piedi o con mezzi di fortuna in diverse zone d’Europa: Ungheria, Austria, Germania. Vendevano spezie, tessuti, oggetti di artigianato, stoffe, erbe mediche, trasportandole sulla “crame” (mobiletto in legno con cassetti). Somiglianze di continuità tra i “cramars” ed i venditori ambulanti provenienti dal Marocco. Tradizioni e merci si confondono. Curiosamente il termine cramar finisce in mar e marocchino inizia in mar. Cramar-marochin. Herbert Klein: storico austriaco pubblicò nel XVII secolo uno studio sui Cramars Carnici dal titolo “Die Karnische Materialisten” “I Materialisti Carnici”.
“Il libro” che ognuno riassume sul proprio volto. Il viaggio, le tante stazioni, un calendario di appunti. Desiderio di mostrare quello che uno è. Una seconda faccia porterebbe il doppio lavoro di un’altra barba.
9 ottobre 1963 ore 22.39 duemila persone entravano nel nulla per ambizione e interesse altrui… I sopravissuti non sbraitano, sono gente di montagna, tengono il dolore sul petto, sotto la maglia, come si tiene un’immagine sacra. (Mauro Corona). Al Vajont, a tutti i Vajont.
Tre giovani donne vanno al ballo. Così giovani da fare un girotondo attorno ad un covone di fieno e già signorine da aggiungere, nascoste dietro la chiesa, rossetto alle loro labbra color ciliegia. Maria, Margherita e Maddalena… i loro pensieri di corallo.
Tradizionale carnico dell’800.
La giovane sposa lascia la casa e saluta la madre. Il suo sposo la chiama, lei deve andare. La madre le raccomanda di farsi onore. L’aspetta la suocera che le chiede se porta acqua o fuoco? Lei risponde pace e non guerra nella mia casa.
Nati per caso o da amori persi… si vive con un poco di fatica in più.
Si era arruolato, era il suo lavoro. Partecipava ad un’azione di pace.
Era un ragazzo, un figlio, un fidanzato. Era un soldato che non tornerà.
Emigrante per avventura, per necessità, perché era giovane, perché aveva il male del mattone.
Emigrante per poco, ma il periodo si allunga. Quindici anni. Torna e non trova più gli stessi
borghi. Tutto è cambiato. E’ estraneo anche alla sua famiglia. Trova tre nuovi “figli”.
Brinda per il ritorno, brinda per i figli. Brinda per una festa senza allegria.