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Martedì, 02 Aprile 2013 17:38
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di Nicola Cossar
Il Messaggero veneto - 20 Maggio 2001
Il cantautore carnico presenta oggi a Udine lo spettacolo “Il troi e la ruvîs”
UDINE – Il troi della saggezza scende a valle. Tarvisio, Comeglians, Artegna e adesso Udine: lo spettacolo di teatro-canzone di e con Gigi Maieron, successo dopo successo, fa tappa stasera in città, ospite (alle 21) della parrocchia di San Quirino (sala Madrassi) di via Gemona quale secondo appuntamento di Musica, pensieri e parole per te, rassegna di cinque importanti concerti voluti dal Folk club di Buttrio per ricordare a 5 anni dalla scomparsa il proprio fondatore e primo presidente Fabrizio Durì, morto di leucemia a soli 32 anni.


Il troi e la ruvîs (Il sentiero e la frana) segna una tappa importante, forse fondamentale, nel percorso compositivo di quello che riteniamo il più grande e profondo poeta friulano in musica. Gigi Maieron, questa volta, con la complicità di due straordinari attori come Massimo Somaglino e Claudia Grimaz e di musicisti di vaglia come Luciano Marangone (basso), Renato Strukelj (pianoforte) e Maurizio Magrelli (batteria), ci propone un viaggio dentro di noi, verso le domande ineludibili: il tempo, i sentimenti, gli incontri, il senso. la giostra della vita va a passo diverso da chi cammina sul troi, dall’uomo che cerca e si cerca, da chi batte questo troi non per fuggire dal mondo ma per scoprirne l’autenticità, per incontrare l’altro senza nome ma con lo stesso destino, forse con le stesse domande. Un troi che va vissuto, protetto e curato, perché è proprio esso il nostro senso: la provenienza e la meta, con le sue salite e le sue discese. Il troi siamo noi, che spesso rischiamo di diventare ruvîs, luogo incolto e infestato dalle erbacce, luogo pericoloso che frana con tutte le sue false sicurezze e le sue troppe illusioni, anche nella foresta della vita.
Però, il viaggio con Gigi e la sua truppa non è impegnativo, non è greve, ben equilibrato com’è tra musica (le canzoni di Maieron) e testi (in italiano e in friulano, sempre firmati da Gigi). È un viaggio di emozioni che si spandono leggere nell’aria quando il racconto si fa fotografico, per sublimarsi in un’oleografia non banale ma universale, da condividere. E le emozioni (con i dolori e le gioie, i dubbi e le memorie, i sogni e i falsi miti) sono la spina dorsale, il troi di uno spettacolo (lo vedremo anche a Folkest) che rappresenta oggi la più bella novità in un mondo musicale friulano non vuoto o sterile, ma un po’ addormentato sì. La dolcezza e la profondità della parola e dei suoni, con questo nuovo capitolo del percorso artistico del saggio figlio di Cercivento, sanno toccare le corde più profonde di ognuno di noi, sanno farci riflettere sull’essenzialità della vita e del suo tracciato, sul bisogno di riappropriarci di un centro essenziale, semplice, robusto e profondo. Quindi, nessun profeta sul palco, nessun maestro, ma un compagno di viaggio, sincero, fedele e generoso sul troi della nostra esistenza

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