“Tre uomini di parola” un soffio di novità in un mondo ingessato

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di PAOLO MEDEOSSI
Messagero Veneto - 1 novembre 2008
Paolo Patui, in un articolo pubblicato ieri, affermava che nel nostro mondo culturale e spettacolare, al di là dell’abbondanza di proposte, non si nota una particolare originalità. A suo avviso, le offerte culturali vanno avanti per clonazione ripetendosi stancamente. A cosa è dovuto lo stallo? Il problema è generale, in un mondo dominato dalla tv, e poi sicuramente si assiste a un innalzamento generale nell’età media dei protagonisti, il che accade sia fra gli artisti sia fra gli organizzatori di eventi.

L’Italia è un paese sempre più vecchio in ogni settore e questo riguarda anche cultura e dintorni. A 50 o 60 anni si può essere tutto, ma è difficile di solito dimostrarsi fino in fondo innovatori e originali perché in qualche modo ci si arrocca sempre. Sta dunque venendo a mancare l’apporto delle generazioni più giovani, come invece accadeva trenta o venti anni fa, pur tra duri confronti. Tante iniziative che funzionano ancora in Friuli derivano proprio da esperienze del genere, uscite dai clamori degli anni Sessanta e Settanta, ma nel tempo non c’è stato un rinnovamento se non in misura parziale. E il quadro attuale, pur nella copiosità di avvenimenti, sconta il ripetersi delle situazioni. Basta guardarsi attorno e fare qualche esempio. È difficile che nel teatro, nella musica, nella letteratura o in altro campo artistico spunti l’idea inedita, la proposta capace di segnare l’avvio di un’esperienza e di allargare lo sguardo. Ci sono poi i famosi festival letterari, che hanno registrato una proliferazione costante e industriale (in questi giorni ne sono in atto due a Trieste e a Gorizia, mentre presto toccherà a Cormòns e a Pordenone, come è stato annunciato ieri). E questa attività, come si sa, richiede costi, energie, sforzi che alla fine, al di là di quello che accade in una ristretta realtà, non incidono come invece ci si deve aspettare da ogni gesto o momento creativo.
Cercansi iniziative allora. Da noi, come altrove. Ce n’è urgente esigenza per sospingere qualche idea, per rivelare artisti sconosciuti se possibile. C’è da sperare che la realtà nascosta sia sempre più scintillante e attraente di quella che appare, soprattutto pensando che il gioco esclude troppo i più giovani, alle prese con altri problemi o poco aiutati ad affrontare un mondo come questo. Allora in un simile quadro stupisce un po’ la notizia giunta da Cividale dove è nata una proposta che comincia ad attecchire. Anche qui nulla di inedito, ma a colpire l’attenzione è la singolare mescolanza che si è creata, come in un cocktail. L’iniziativa è partita dal gruppo dell’Associazione alpini che, pensando ai reparti ora in Afghanistan, ha ideato “Un ponte per Herat” con incontri, mostre e situazioni spettacolari. Per farlo gli alpini si sono rivolti a giornalisti e scrittori come Emanuele Giordana, Ettore Mo, Claudio Magris, ma la trovata è stata di riunire su un palco Mauro Corona, Toni Capuozzo e Gigi Maieron, veterani certo non di primo pelo, ma che in Tre uomini di parola, senza copioni o schemi, hanno catturato da maestri per ore l’attenzione d’un pubblico foltissimo mettendosi in gioco senza alcuna seriosità, con molto disincanto. L’idea si è così messa in moto. La serata sarà ripetuta il 5 dicembre a Cervignano, e poi altrove, fino a Roma. Nulla di nuovo, come detto, i protagonisti non sono ragazzi, però hanno agito con lo spirito sincero dei ragazzi, in attesa che quelli veri trovino finalmente il loro spazio. Intanto, in un mondo ingessato, un soffio di novità.

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