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A Cervignano tre uomini di parola

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di Elisa Michellut
Messaggero Veneto -  04 dicembre 2008
Un intreccio di arte, parole e musica per arrivare al cuore della gente e dare a tutti la possibilità di riflettere sulle condizioni di vita della popolazione afghana, colpita dalla guerra. A farsi portavoce di queste tematiche sono tre uomini che hanno fatto della parola un’arte. Domani sera, alle 20.30 (ingresso gratuito), ospiti del teatro Pasolini di Cervignano, il giornalista Toni Capuozzo, lo scrittore Mauro Corona e il cantautore Luigi Maieron sosterranno la causa del popolo afghano e discuteranno face tu face con il pubblico, senza scalette né moderatori, in uno show dove la parola d’ordine sarà improvvisazione.

L’evento rientra nel fitto calendario delle iniziative organizzate nel progetto "Un ponte per Herat", in concomitanza con la missione di pace che fino alla prossima primavera impegnerà in Afghanistan gli uomini dell'ottavo Reggimento Alpini. Durante la serata, proposta per la prima volta nel capoluogo della Bassa grazie all’impegno della Pro Loco, i cervignanesi avranno anche l’opportunità di dimostrare la loro solidarietà tramite l'acquisto di alcuni biglietti di un’apposita lotteria di beneficienza.
L’attesissimo incontro, che recentemente ha debuttato a Cividale, in un teatro Ristori tutto esaurito, riunirà sullo stesso palcoscenico lo stile disincantato e non convenzionale di Corona, la poesia in musica di Maieron e la lucida analisi dei fatti che da sempre caratterizza lo stile giornalistico di Capuozzo. Ma perché affiancare questi tre artisti? L’idea nasce per caso, durante la presentazione di alcuni libri in cui si parlava, ironia del destino, proprio di pace. Toni Capuozzo era rientrato da poco dall’Afghanistan, mentre la Julia e l’8° Reggimento Alpini stavano ultimando la preparazione per essere impiegati in quella terra, ed ebbe così modo, in quell’occasione, di conoscere e apprezzare il musicista friulano Luigi Maieron. Assieme decisero di cercare un modo per raccontare la situazione in cui era costretto a vivere il popolo afghano, cercando anche di raccogliere fondi a favore della gente di quel martoriato Paese. Riuscirono a coinvolgere nel progetto Mauro Corona e così formarono un trio capace di guardare all’essenziale, attento alle necessità del prossimo e, in particolare, di coloro che comunemente si definiscono meno fortunati.

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