Con Maieron per riscoprire il grande orgoglio delle radici

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di NICOLA COSSAR
Messaggero Veneto - 21 agosto 2004
Nelle valli di Carnia, lentamente, con il passo sicuro della gente di montagna, si sta risvegliando un orgoglio antico, il senso di appartenenza ad un troi, a una storia, a radici ancora salde e capaci di generare una nuova consapevolezza, viatico fondamentale per affrontare e superare le tante difficili prove che ancora una volta la vita ci mette davanti. Questo risveglio è privilegio-dovere di ognuno, lo sappiamo, ma crediamo anche che tra i figli di Carnia ci sia qualcuno (per ora una piccola ma formidabile squadra) capace di accendere questa fiammella: non per risolvere i problemi del lavoro o dell’emigrazione, certo che no,ma capace di parlare alla propria gente con il cuore in mano e con un’autorevolezza morale, questo sì.
Ne abbiamo avuto la riprova assistendo agli spettacoli del tour Vestu con nou?, in cui Gigi Maieron, poeta in musica scolpito nel cret, ci ha invitato a percorrere un troi dove il presente abbraccia con gratitudine la memoria, dove la scrittura (friulana) è capace di disegnare nuove dignità e – perché no?– nuovi sogni in grado di aiutarci in questa straordinaria riscoperta di noi stessi. Abbiamo visto e ascoltato Maieron sul palco della Casa della Vicinìa di Ravascletto, in una bella serata organizzata da Carnia Welcome, Aiat, Comunità montana e associazione culturale Foes. Il figlio di Cercivento ci ha regalato uno spettacolo che viene da Si vîf (straordinario album del 2002 che lo ha portato alla ribalta nazionale) e da La neve di Anna (esordio narrativo che ha commosso già qualche migliaio di lettori). Con al fianco Johnny Dario (fisarmonica, bodhran e tin whistle), Daniele Masarotti (violino), Annalisa Merluzzi (voce) e Franco Giordani (mandolino) Gigi ha riproposto pezzi propri, alcuni della tradizione (I siet pas, la struggente Mieli, Aghe aghe), il gioiello La storia da pastoria (su liriche di Giso Fior), due brani che si ispirano a poesie di Celestino Vezzi (l’iniziale Mans) e Giorgio Ferigo (Tre puemas), un bell’omaggio al mito Pakai. Un legame forte, identitario quasi, tra storia e memoria, tra affetti e presente che con squisita sensibilità Gigi ha voluto e saputo stabilire anche dal vivo. Con i musicanti che popolano La neve. Ecco allora salire sul palco Cecilia, la Cicci regina della fisarmonica popolare, nonché mamma dell’artista, ecco risuonare la leggendaria tromba cristallina del compianto Chechi Paluber (grazie al bravissimo nipote Giacomino Ferrari), o il canto spontaneo di Cleulis, con un sestetto femminile ricco di freschezza e poesia, oppure l’ottimo Trio Farina di Baus con papà Donada e i suoi due figli a regalarci il sognante liscio della Val Pesarina. Passato e presente. E futuro, come i giovani e bravi musicisti sul palco con Maieron, uniti dallo stesso amore per una terra e la sua gente, uniti dallo stesso troi che ci domanda coraggio e fatica, memoria e desiderio di arrivare in cima, sempre. Una piccola sfida in musica che Vestu cun nou? ha stravinto. Lo dice il pubblico commosso e numerosissimo che ha assistito agli spettacoli del tour (stasera l’appuntamento è al rifugio Tita Piaz) e che ha decretato il successo di Gigi anche come scrittore: La neve di Anna non è solo un libro di famiglia, è il libro di un paese e della nostra montagna. Questa è la storia, nessuno si senta escluso.
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